Online su Corriere.it anche la web-app sul tumore all’ovaio




20 Nov 2017

La sesta applicazione realizzata in collaborazione con l’Associazione Italiana Oncologia Medica

È online su Corriere.it/salute la undicesima web-app di Corriere Salute. Si tratta, in particolare, della sesta sui tumori, sviluppata in collaborazione con Aiom (Associazione Italiana Oncologia Medica), dopo le cinque sul cuore messe a punto con la consulenza scientifica degli specialisti del Centro Cardiologico Monzino di Milano (si veda il box in alto).

L’ultima arrivata spiega tutto quello che è importante sapere sul tumore all’ovaio, che colpisce ogni anno in Italia oltre 5 mila donne. Si tratta di una malattia difficile da combattere, anche perché in quasi l’80 per cento dei casi viene scoperto in fase già avanzata. Se però la diagnosi è precoce, aumentano molto le aspettative di vita.

Quando questi sintomi sono frequenti e persistenti bisogna rivolgersi al medico: sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto; gonfiore persistente o fitte all’addome; bisogno frequente di urinare; perdite ematiche vaginali; stitichezza o diarrea. Come si può constatare si tratta comunque di segnali che possono essere poco specifici e, per questo motivo, è decisivo sapere quali sono i fattori che espongono di più al rischio di sviluppare questo tumore.

Intanto va precisato che la probabilità di incorrervi aumenta dopo i 50 anni (1 caso su 170 donne sane) e dopo la menopausa, mentre è molto bassa nelle giovani (1 caso su 499 donne sane). Fra i fattori di rischio sono senz’altro da tenere presenti quelli comuni a quasi tutti i tumori, come scarsa attività fisica, obesità e sovrappeso, fumo, consumo eccessivo di alcolici, alimentazione ricca di grassi e zuccheri.

Nel caso specifico del tumore all’ovaio, però, gioca un ruolo l’assetto ormonale. Risultano infatti più esposte le donne che non hanno avuto figli e quelle che hanno sofferto di infertilità ed endometriosi. Un aumento del rischio è stato riscontrato anche in donne in menopausa trattate con terapia ormonale sostitutiva (estrogenica) per almeno 10 anni.

Importanti sono pure la familiarità e la genetica. Risultano infatti più vulnerabili le donne con madre e/o sorella e/o figlia che abbiano avuto un tumore all’ovaio, alla mammella o all’utero.

Un quarto di tutti i casi di cancro ovarico è poi il risultato di un’alterazione genetica ereditaria: le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 aumentano il rischio di malattia di quasi 50 volte. In questi casi la patologia si manifesta, fra l’altro, a un’età più giovane. Quando esistono in famiglia, tra madre, nonne, zie o sorelle, almeno 3 casi di tumore a seno e/o ovaio o anche soltanto 2 casi, ma che hanno colpito in giovane età (prima dei 50 anni) viene suggerita una consulenza genetica. Il test per scoprire la mutazione dei geni BRCA (un semplice prelievo di sangue) è raccomandato a tutte le pazienti con carcinoma ovarico.

In base ai risultati si stabilisce quali controlli eseguire e quando, nonché eventuali altre strategie preventive. Nelle donne con mutazione BRCA, l’asportazione delle ovaie e delle tube uterine riduce del 96 per cento il rischio di tumore all’ovaio. Gli esami strumentali utilizzati per la diagnosi del tumore all’ovaio sono in genere l’ecografia e la Tac addominale.

In genere viene consigliato di fare i test e di sottoporsi agli esami presso un centro specializzato in questo tumore perché si tratta di una neoplasia molto complessa, che richiede molta esperienza.

Per quanto riguarda le terapie, la chirurgia, quando possibile, rappresenta a oggi una delle strategie più efficaci e può essere accompagnata da chemioterapia e nuovi trattamenti con farmaci biologici.

Chemioterapia di prima e seconda linea sono, dopo la chirurgia, il trattamento cardine per il carcinoma ovarico.

Vengono prescritte quasi sempre dopo l’operazione.

Talvolta la chemioterapia può essere usata prima dell’intervento per ridurre la massa tumorale. In associazione alla chemioterapia si stanno affermando nuove cure, quali i farmaci antiangiogenetici, che impediscono al tumore di sviluppare i vasi sanguigni di cui ha bisogno per diffondersi in altre regioni del corpo, e i PARP (poli-ADP ribosio polimerasi) inibitori,che si sono rivelati utili nelle pazienti con mutazioni BRCA. La radioterapia è indicata per il trattamento del cancro dell’ovaio solo in casi altamente selezionati di recidiva.

La web-app messa a punto da Corriere della Sera e Aiom per conoscere meglio questa malattia è uno strumento interattivo realizzato in due versioni (una per desktop e tablet e una per smartphone) e in otto lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, romeno, russo, cinese e arabo). La web-app, come tutte le altre già realizzate, potrà essere consultata online direttamente collegandosi a Corriere.it/salute e poi, volendo, potrà essere scaricata sulla “scrivania” del tablet o dello smartphone. L’icona aprirà una schermata che permetterà di scegliere la lingua preferita, il riconoscimento del dispositivo sarà automatico.

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