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Tematiche Riproduttive
Senza l’intenzione di voler affrontare in maniera sistematica,
organica ed esaustiva le problematiche inerenti l’argomento
in questione (che richiederebbero un vero e proprio trattato), in
questa, come nelle altre introduzioni alle sezioni mediche del sito
dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, cercheremo,
dopo una breve premessa di carattere generale, di focalizzare l’attenzione
su alcune specifiche tematiche di particolare interesse e rilievo
per il mondo femminile.
La Contraccezione (metodi naturali, pillola contraccettiva,
dispositivi intrauterini – IUD, metodi di barriera, sterilizzazione,
contraccezione d’emergenza), le Tecniche abortive,
l’Infertilità e la fecondazione
medicalmente assistita, la Gravidanza,
rappresentano le tematiche di maggiore rilievo in ambito riproduttivo.
Quello delle Tecniche abortive rappresenta un argomento di particolare interesse, anche per l’introduzione,
accanto alle tradizionali modalità chirurgiche, dell’induzione
farmacologica dell’aborto con Mifepristone, anche noto come
RU 486. La FDA statunitense ha approvato nel settembre del 2000
questa molecola per l’interruzione medica della gravidanza.
Da allora moltissime donne sono state sottoposte a tale trattamento,
che permette di evitare tutte le problematiche connesse all’intervento
chirurgico. Va tuttavia sottolineato che un articolo di M. F. Greene
della Harvard Medical School di Boston, pubblicato sul numero del
1° dicembre 2005 del New England Journal of Medicine, segnala
il rischio di infezioni fatali associate all’aborto indotto
con Mifepristone.
Si calcola che circa un terzo delle condizioni
di Infertilità sia legato a patologie della
donna (ad esempio alterazioni ormonali, occlusione delle tube, endometriosi),
mentre un terzo dipende da problematiche del partner maschile (in
particolare anomalie qualitative o quantitative dello sperma) ed
un terzo dalla combinazione di fattori correlati alla coppia (ad
esempio presenza nel muco cervicale di anticorpi anti-spermatozoi)..
Oggi la infertilità viene sottoposta a trattamento, con tecniche
farmacologiche e/o chirurgiche, nell’85-90% dei casi, con
risultati sempre più spesso positivi. L’inseminazione
artificiale intrauterina (AIH), la fertlizzazione in vitro con trasferimento
in utero dell’embrione (FIVET), la microiniezione intraovocitaria
dello spermatozoo (ICSI), il prelievo microchirurgico di spermatozoi
dall’epididimo (MESA) ed il prelievo microchirurgico di spermatozoi
dal testicolo (TESE) rappresentano le tecniche utilizzate con maggior
frequenza nei numerosi centri specializzati distribuiti sul territorio
nazionale.
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Vogliamo approfondire brevemente in questa introduzione un problema
medico divenuto abbastanza frequente negli ultimi anni, a seguito
del diffondersi appunto delle tecniche di fecondazione medicalmente
assistitita: la Sindrome da iperstimolazione ovarica (“Ovarian hyperstimulation syndrome”, OHSS). Si tratta
di una complicanza grave del trattamento: essa può, nei casi
più eclatanti, determinare addirittura la morte della paziente.
La sindrome da iperstimolazione ovarica consegue in genere ad un
trattamento con FSH (ormone follicolo-stimolante), per una dose
eccessiva dello stesso o per una esagerata risposta individuale
della paziente (in genere si tratta di una donna giovane e/o con
ovaio micropolicistico). L’ovaio, in risposta allo stimolo
con FSH, aumenta notevolmente di volume e produce un grosso numero
di follicoli; si verifica una grossa perdita di proteine, che provoca
ascite, versamenti pleurici e pericardici, edemi diffusi, ipovolemia,
emoconcentrazione, fenomeni trombotici, riduzione della funzionalità
renale.
La sindrome da iperstimolazione ovarica può progredire rapidamente
(da 24 ore ad alcuni giorni), determinando come detto, in alcuni
casi, addirittura l’exitus della paziente a causa di un drammatico
aumento della permeabilità vascolare. I primi segni clinici
dello sviluppo di una sindrome da iperstimolazione ovarica sono
la comparsa di dolore pelvico severo, nausea, vomito, aumento di
peso.
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Un altro problema legato alle tematiche riproduttive
che riteniamo opportuno focalizzare, per i rischi connessi alla
salute del nascituro, è quello dell’assunzione di Farmaci
in gravidanza.
I farmaci assunti dalla donna in gravidanza, veicolati dal plasma
materno, possono raggiungere il prodotto del concepimento attraverso
la placenta e determinare conseguentemente danni fetali, in particolare
nel periodo dell’organogenesi (primi tre mesi di gestazione).
E’ stato dimostrato che molecole di grosse dimensioni (come
l’eparina e l’insulina) non sono in grado di attraversare
la placenta, mentre molecole più piccole (come la penicillina
G, i salicilati, il propranololo) riescono a superare rapidamente
la barriera placentare entro alcuni minuti dalla somministrazione.
L’effetto dannoso dei farmaci sull’ embrione e sul feto
è per lo più diretta, cioè determinata dal
passaggio delle sostanze nel circolo fetale, con conseguente danno
sul prodotto del concepimento di tipo letale, tossico o teratogeno.In
altri casi, invece, l’effetto nocivo dei farmaci avviene attraverso
un meccanismo indiretto, legato: a) ad una azione vasocostrittrice
sulla placenta, con conseguente alterazione del normale passaggio
di ossigeno ed elementi nutritivi dalla madre al feto; b) ad un
danno dei meccanismi fisiologici materni (a livello per esempio
epatico o renale), con ripercussione negativa sulla biochimica fetale.
Quali farmaci sono principalmente controindicati in gravidanza?
Ne citiamo alcuni, naturalmente solo a titolo indicativo: ACE inibitori,
Citostatici, Tetracicline, Loratadina, Trimethoprim, Warfarina e
acenocumarolo, Metimazolo e carbimazolo, Retinoidi, Androgeni, Progestinici
ad attività androgena, Misoprostol, Ipoglicemizzanti orali,
Colchicina, Benzodiazepine, Talidomide, Farmaci antielmintici, Tamoxifene.
E’ bene comprendere, tra le sostanze controindicate in gravidanza,
anche l’Alcool, benché esso non sia propriamente un
farmaco. E’ stata dimostrata la teratogenicità dell’alcool
etilico (etilismo materno), con possibile induzione di microcefalia,
disfunzioni cerebrali, malformazioni facciali, articolari, cardiache,
vascolari, ritardo della crescita uterina. L’assunzione di
alcool, anche in quantità moderata, è controindicata
in gravidanza; non è noto infatti se esista un limite inferiore
di sicurezza.
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Durante la gestazione alcune patologie assumono
particolare rilievo, sia per le limitazioni terapeutiche legate
alla gestazione (come sopra ampiamente evidenziato), sia per i pericoli
per la madre e per il prodotto del concepimento. Analizziamo brevemente
alcune malattie in corso di gravidanza:
- Asma: le donne gravide affette da asma non
trattate sono ad aumentato rischio di effetti avversi. E’
aumentato significativamente il rischio materno di morte per cause
respiratorie; è incrementata del 60% l’incidenza
di eclampsia; è aumentato del 40% il pericolo di mortalità
perinatale e di nascita pretermine.
- Epilessia: la sospensione di farmaci antiepilettici
in gravidanza comporta un aumentato rischio di crisi epilettiche,
di stato epilettico, di cadute e traumatismi, di morte materna
e fetale. Non è perciò proponibile una sospensione
della terapia antiepilettica nella gestante.
- Diabete mellito: in gravidanza si può
evidenziare per la prima volta una ridotta tolleranza glucidica
(diabete gestazionale: compare generalmente durante la seconda
fase della gravidanza) o si può aggravare un diabete di
tipo I o II già presente antecedentemente (diabete pregestazionale).
Il diabete pregestazionale rappresenta una situazione ostetrica
ad elevato pericolo. Un cattivo controllo glicemico prima del
concepimento e durante l’organogenesi, pone il feto ad alto
rischio di malformazioni congenite, specialmente anomalie cardiache
e difetti del tubo neurale, e di morte endouterina. Secondo alcuni
autori, esiste una sindrome specifica che caratterizza l’embriopatia
diabetica: essa viene denominata “sindrome di regressione
caudale” e consiste nella agenesia della porzione caudale
della colonna vertebrale e nella presenza di malformazioni ossee
degli arti inferiori, specialmente a carico del femore. Le pazienti
con diabete pregestazionale sono inoltre esposte ad un aumentato
rischio di chetoacidosi diabetica e richiedono una attenta terapia
ed un frequente monitoraggio per ridurre il rischio di scompenso
glico-metabolico e, conseguentemente, di distacchi di placenta,
di gestosi e di parto pretermine. Gravato da minori rischi è
il diabete gestazionale, il quale comunque, se non curato in maniera
idonea, aumenta il rischio di ipertensione arteriosa, preeclampsia,
parto pretermine, macrosomia fetale, danni fetali da distocia.
- Ipertensione: i disordini ipertensivi (ipertensione
cronica, ipertensione gestazionale, preeclampsia) sono tra le
più comuni patologie mediche della gravidanza, specialmente
nelle donne di età superiore ai trentacinque anni. Il 7%
delle gravidanze sono complicate da preeclampsia (caratterizzata
da edemi, proteinuria ed ipertensione); la preeclampsia, d’altra
parte, è responsabile del 70% di tutti i casi di ipertensione
in gravidanza. L’ipertensione determina un aumentato rischio
di danni vascolari e renali materni, di distacco di placenta,
di morte endouterina del feto, di nascita pretermine, di basso
peso alla nascita del neonato.
- Ipertiroidismo: la frequenza dell’ipertiroidismo
in gravidanza è di circa lo 0,5%. Se la malattia non è
curata , essa provoca un incremento degli aborti, dei parti pretermine
e della mortalità perinatale; alcuni autori segnalano anche
una maggiore incidenza di gestosi del terzo trimestre.
- Ipotiroidismo: una condizione di ipotiroidismo,
clinico o subclinico, interessa il 2,2-2,5% di donne gravide.
Durante il primo trimestre di gravidanza, quando la tiroide fetale
non è ancora formata, il prodotto del concepimento dipende
totalmente, per quanto riguarda il fabbisogno di tiroxina, dalla
funzione tiroidea materna, ma è stato dimostrato da vari
studi di fisiologia e clinica che il passaggio transplacentare
degli ormoni tiroidei materni continua ad avere un ruolo fondamentale
nel consentire il mantenimento di uno stato di eutiroidismo fetale
anche durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza. Uno
stato di ipotiroidismo materno (anche subclinico, cioè
con TSH elevato ma con valori ancora normali di FT3 e FT4) influenza
negativamente la gravidanza. E’ stata osservata in donne
ipotiroidee non trattate una maggiore tendenza all’aborto,
alla morte endouterina del feto, al parto pretermine e alla preeclampsia.
Il neonato da pazienti ipotiroidee non curate in modo adeguato
può presentare d’altra parte un ritardo mentale più
o meno grave ed altri difetti neurologici (spasticità,
atassia, sordomutismo).
- AIDS: la gestante affetta da infezione da virus
HIV può trasmettere la patologia al prodotto del concepimento
durante la gravidanza o all’atto del parto.
- Toxoplasmosi: se non trattata, il rischio di
infezione fetale (con conseguenti danni soprattutto cerebrali
e retinici, che possono talora manifestarsi anche a distanza di
anni dalla nascita) è del 14% al primo trimestre, del 29%
al secondo e del 59% al terzo. La terapia può ridurre l’incidenza
delle malformazioni del 50%.
- Batteriuria asintomatica: la batteriuria asintomatica
(urinocoltura positiva in assenza di sintomatologia). è
una condizione patologica abbastanza frequente in gravidanza (5%
delle gestanti), specialmente nelle pazienti diabetiche e in quelle
con precedente storia di infezioni urinarie. Al di fuori della
gravidanza e, secondo alcuni autori, nell’età pediatrica,
la batteriuria asintomatica di norma non richiede alcun trattamento.
Vari studi clinici hanno dimostrato che la batteriuria asintomatica
non trattata in gravidanza può determinare (per la fisiologica
dilatazione e ridotta peristalsi dell’uretere e per il diminuito
tono vescicale) una pielonefrite acuta, con rischio di prematurità
e complicanze materno-fetali nel 20-50% dei casi.
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