Allattare al seno




4 Dic 2009

Due chiacchiere con Claudio Fabris

Allattare al seno fa bene alla mamma e al bambino? Ne abbiamo parlato con Claudio Fabris, Direttore del Centro di neonatologia e terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Sant’Anna di Torino.

 

Professor Fabris, è vero che il latte materno difende il piccolo dalle malattie?

Sì, il latte materno può essere davvero considerato uno scudo protettivo per la salute del bambino. Infatti gli anticorpi e le sostanze battericide in esso contenuti lo mettono al riparo da otiti, gastroenteriti, infezioni respiratorie e urinarie che sono alcune fra le malattie più comuni dell’infanzia. Il latte materno ha poi un altro pregio poiché, diversamente da quanto può accadere per quello vaccino, non genera allergie ed agisce preventivamente anche contro le allergie respiratorie.

 

Dall’allattamento ne trae vantaggio solo il bambino?

No, i benefici sono molti e preziosi anche per la mamma. Infatti, se preoccupazione della donna dopo il parto può essere quella di riacquistare la forma fisica, l’allattamento al seno è uno dei metodi più “naturali” poiché favorisce la perdita di peso in eccesso. E questo è soltanto uno degli aspetti. Se spostiamo l’attenzione ad esempio su patologie oncologiche di largo sviluppo, alcuni studi internazionali hanno evidenziato che l’allattamento al seno, prolungato per diversi mesi, può aiutare a proteggere dal tumore alla mammella e all’ovaio. Ma i benefici dell’allattamento al seno sono ancora più a lungo raggio poiché, consentendo il reintegro dei minerali che vengono naturalmente persi, permette di consolidare le ossa, un fattore importantissimo per allontanare lo spettro dell’osteoporosi, condizione quest’ultima che colpisce molte donne in menopausa. Non ultimo non vanno dimenticati i benefici psicologici che derivano dalla soddisfazione legata all’allattamento al seno e la stretta comunione che si genera tra la mamma e il bambino.

 

Fino a che età è utile allattare il bambino al seno?

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, consiglia di allattare al seno in modo esclusivo, quindi senza che al latte materno vengano aggiunte acqua o tisane, fino ai sei mesi compiuti. Dopo questo periodo, che coincide con l’inizio della fase di svezzamento, sarebbe opportuno passare ad un allattamento misto, alternando alla poppata le prime pappe. Non vi sono tuttavia controindicazioni ad allattare i piccoli anche dopo l’anno, proseguendo nell’azione benefica che da questo nutrimento, come abbiamo detto, se ne può trarre.

 

E nel caso in cui la mamma non avesse latte a sufficienza?

Non è un problema e la mamma non deve farsene un cruccio poiché anche se sia costretta ad aggiungere alla poppata acqua, tisane o latte artificiale fin dai primi mesi, i vantaggi che derivano da un rapporto dose-effetto continuano ad esistere. Saranno solamente diminuiti o rallentati.

 

Qualora invece non si potesse allattare al seno?

Anche in questo caso né la salute né il benessere del bambino sarebbero compromessi.

 

Vi sono controindicazioni all’allattamento?

Sono piuttosto rare, ma meritano attenzione i casi di mamme affette ad esempio da un tumore, da malattie al cuore, al fegato o ai reni. Tutte condizioni che possono ingenerare nella donna che allatta un maggiore affaticamento. In presenza di infezioni, invece, sarebbe meglio evitare l’allattamento in caso di AIDS o di herpes, quando questo è localizzato al seno, mentre non si aumenta il rischio di trasmissione con l’epatite C.

 

Esistono anomalie della mammella: come comportarsi nel caso in cui il seno presenti capezzoli appiattiti?

Il bambino impara a succhiare anche in assenza di capezzoli pronunciati. Esistono tuttavia in commercio dei modellatori del capezzolo che, indossati sotto al reggiseno, possono aiutare a tirarli fuori. In casi estremi è comunque sempre possibile ricorrere a un tiralatte.

 

Quali sono le problematiche più ricorrenti che possono insorgere durante l’allattamento?

Le problematiche più comuni che si possono riscontrare, benché non sia sempre una costante, sono tre: le ragadi, l’ingorgo mammario e la mastite. Le prime sono piccoli tagli localizzati attorno all’area del capezzolo piuttosto dolorosi, spesso causati da una posizione scorretta assunta dal bambino durante la poppata. È normale, tuttavia, nei primi giorni di allattamento avere un senso un indolenzimento ed una irritazione del capezzolo. Di diversa natura è l’ingorgo mammario che si verifica quando la mamma produce una eccessiva quantità di latte tale da non consentire al seno di svuotarsi completamente. Per evitare che ciò accada è bene allattare spesso e a lungo il neonato facendo eventualmente prima della poppata impacchi caldi che favoriscono il flusso di latte e dopo il pasto impacchi freddi che leniscono il dolore ed il gonfiore. La mastite, invece, è una infiammazione causata da un batterio, lo stafilococco aureo, che provoca dolore e febbre elevata e necessita di essere trattata con una terapia farmacologica.

 

Che tipo di dieta occorre seguire durante l’allattamento?

Come in gravidanza, anche durante l’allattamento la dieta della madre ha una influenza diretta sullo stato di salute del suo bambino. Durante l’allattamento aumentano da parte della madre le richieste di energia, di vitamine e di alcuni sali minerali ed il miglior modo per fare fronte a queste necessità consiste in una alimentazione varia e ricca di verdura, pesce, legumi, olio di oliva come condimento e adeguate quantità di liquidi.

 

È vero che l’allattamento al seno aiuta a combattere l’obesità nel bambino?

Sì: è quanto è stato dimostrato anche da uno studio condotto dall’Università di Harvard che attesta una riduzione del rischio di obesità del 34% grazie alla composizione del latte materno ai suoi effetti benefici sugli ormoni che regolano il metabolismo.

Francesca Morelli ​

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