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15 Mag 2020

I preadolescenti, i ragazzi tra i 10 e i 14 anni, sono un fascia particolarmente a rischio della popolazione. Sono crisalidi, molto vulnerabili. Vivono l’inizio del distacco dalla famiglia come unico punto di riferimento; cercano per la prima volta di distinguere da soli tra pericoloso e “non” pericoloso; amico e “non” amico. Adesso si trovano a farlo in una situazione particolare. Ecco i consigli del Professor Claudio Mencacci, psichiatra, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia, direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale Dipendenze dell’Azienda S.S.T. Fatebenefratelli – Sacco di Milano, per gestire al meglio questo periodo. 

I preadolescenti, i ragazzi tra i 10 e i 14 anni, sono un fascia particolarmente a rischio
della popolazione. Sono crisalidi, molto vulnerabili. Vivono l’inizio del distacco dalla famiglia come
unico punto di riferimento; cercano per la prima volta di distinguere da soli tra pericoloso e “non” pericoloso; amico e “non” amico. Adesso si trovano a farlo in una situazione particolare.
Si affacciano al mondo in un contesto di disorganizzazione. Della loro vita e della vita in generale. 

I ragazzi più giovani non sono ancora in piena tempesta ormonale e neuronale, sono meno impulsivi
e risentono meno di variazioni dell’umore e, soprattutto, sono meno conflittuali nei confronti degli adulti, più disponibili ad accettarne l’aiuto. Purché arrivi. Senza quei punti di riferimento essenziali che sono la scuola (on line non è la stessa cosa…), le attività sportive, o extra in generale, i contatti con gli amici, questi giovanissimi debbono poter trovare nella famiglia un sostegno e un porto sicuro.

Vanno innanzitutto responsabilizzati, fatti sentire parte di una comunità, per quanto piccola in cui
ognuno ha doveri – magari anche solo portare fuori casa la spazzatura e rifarsi il letto, oltre a studiare – ma anche diritti. Adesso si sta tutti di più tra le mura domestiche e si è tutti sotto stress, ma non è un motivo per mancarsi di rispetto, soprattutto non è una ragione per farlo mancare ai figli. Se c’è una cosa di cui un ragazzino ha bisogno, prima ancora che della comprensione, è proprio la considerazione. Il non essere trascurato, trattato come fosse invisibile. 

Far rispettare inoltre le giuste ore di sonno e dei pasti, non permettere l’accesso e tempi illimitato davanti a uno schermo, qualunque sia. Spiegare con calma e chiarezza le regole imposte dall’epidemia. Dire, e dimostrare, che si può resistere allo stravolgimento che stiamo vivendo. 

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