EMERGENZA COVID-19 | COSÌ FUNZIONA IL PANICO




11 Mag 2020

Le difficoltà respiratorie che caratterizzano un attacco sono tipiche anche di un’infezione da Covid-19. Così come i dolori a petto, collo e braccio possono essere confusi con una crisi cardiaca. Ecco come imparare a distinguere i segnali. Intervista a Giancarlo Cerveri, direttore dell’Unità di Salute mentale dell’Azienda socio-sanitaria di Lodi e a Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Salute mentale del Fatebenefratelli-Sacco di Milano. 

Ce n’è davvero abbastanza di questi tempi per far aumentare gli attacchi di panico: l’idea di potersi infettare, di far ammalare i propri cari, il forzato isolamento, la sensazione di incertezza: che cos’è esattamente questo virus? Quando torneremo “liberi”? Per di più le difficoltà respiratorie, caratteristica distintiva di un attacco di panico, sono tipiche anche di un’infezione da Covid-19.
Ma ci sarà un modo per distinguere tra le due patologie senza precipitarsi in Pronto soccorso? Rassicura Giancarlo Cerveri, direttore dell’Unità di Salute mentale dell’Azienda socio-sanitaria di Lodi: «Un attacco di panico dura quindici–venti minuti, una crisi respiratoria da coronavirus ore e giorni. Inoltre la “fame d’aria”, tipica di entrambe le situazioni, solo nella crisi respiratoria è accompagnata da debolezza muscolare. Questo perché chi ha un attacco di panico tende a iperventilare e quindi fa il pieno di ossigeno, in chi ha difficoltà di respiro è davvero carente l’ossigeno e perciò vengono a mancare le energie».

C’è un’altra sintomatologia che può essere confusa con quella delle crisi di panico: quella degli attacchi cardiaci. In entrambi i casi ci si ritrova con dolori a petto, collo, braccio e sudorazione eccessiva «ma se si tratta di una crisi di panico», rassicura ancora Cerveri, «tutto si risolve in pochi minuti». Anche se le crisi di panico hanno sintomi estremamente fisici – pure problemi vestibolari: difficoltà di equilibrio, di udito, nausea – che possono farle confondere con altro, hanno anche tratti specifici.

Spiega Claudio Mencacci direttore del Dipartimento di Salute mentale del Fatebenefratelli – Sacco: “Chi si trova in questa condizione prova una sensazione di de–realizzazione e depersonalizzazione. Si sente estraneo a se stesso, percepisce la realtà che lo circonda come lontana, ignota anche se abituale. Una sensazione terribile, si sente la morte imminente, senza vie di scampo. C’è chi dice di aver l’impressione di essere prigioniero in un armadio. Ma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il lockdown non è detto che peggiori le cose. Se chi soffre di crisi di panico è introverso si trova meglio ora. L’opposto accade a chi è estroverso”. Dato che questo disturbo colpisce chi soffre di ansia, questo dovrebbe escludere molti, anche adesso… «E invece no, crisi di questo tipo possono presentarsi anche in persone “iperperformanti”» – spiega Cerveri – «che debbono sempre dare il massimo e proprio per questo sono più soggette a crollare”.

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