Diagnosi preconcepimento: nuovi traguardi dalla ricerca




20 Ott 2010

Prevenire le malattie genetiche nel nascituro: oggi si può. Ne abbiamo parlato con il Professor Gian Vincenzo Zuccotti, dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano.

 

Professor Zuccotti, oggi esiste un’arma in più per conoscere la salute dei nascituri con una diagnosi preconcepimento. Di che si tratta?

È una metodica assai interessante che permette di ottenere la diagnosi di una patologia genetica o cromosomica prima che si formi l’embrione attraverso l’analisi del corpo polare. È utilizzabile per le malattie genetiche di cui si conosce il difetto molecolare, è al momento stata proposta per le seguenti patologie: talassemia, fibrosi cistica, emofilia, distrofia muscolare di Duchenne-Becker. Restano escluse dalla possibilità di diagnosi le malattie a trasmissione paterna, in quanto l’analisi viene effettuata sul gamete femminile. Tale metodica consente di non effettuare nessuna manipolazione sull’embrione, evitando in tal modo problematiche di tipo etico, giuridico o religioso.

 

Dunque questa diagnosi che consente una selezione genetica può avvenire solo prima della fecondazione?

L’analisi sul corpo polare avviene esclusivamente prima della fecondazione (diagnosi genetica pre-concezionale). Esistono poi altri tipi di esame eseguibili dopo la fecondazione ed in questo caso si parla di diagnosi genetica pre-impianto.

 

Come avviene l’analisi?

L’analisi genetica dell’ovocita avviene attraverso lo studio del primo corpo polare che è una piccola cellula che aderisce ad esso e degenera dopo alcune ore dalla sua formazione. Il corpo polare possiede però la caratteristica di avere un assetto genetico speculare a quello dell’ovocita per cui, se esso presenta la mutazione materna, l’ovocita risulterà privo della mutazione e quindi normale. Attraverso l’analisi del primo corpo polare possono pertanto essere fecondati con gli spermatozoi paterni, mediante fecondazione in vitro, solo gli ovociti privi del difetto genetico, evitando così la formazione di embrioni malati.

 

Questa metodica presenta qualche rischio?

La selezione genetica è una tecnica che non deve assolutamente spaventare la donna perché è stato dimostrato in letteratura che la rimozione del primo corpo polare non ha nessun effetto negativo sul successivo sviluppo embrionale.

 

Entro quando va eseguita questa tecnica?

Entro tempi brevissimi, al massimo sei ore, per evitare un invecchiamento ovocitario che comprometterebbe inevitabilmente la capacità di impianto degli embrioni. È pertanto importantissima la stretta collaborazione fra il team del laboratorio di procreazione assistita ed il laboratorio di genetica.

 

A chi può essere applicata questa tecnica?

La diagnosi preconcepimento può essere applicata a coppie portatrici di malattie monogenetiche a trasmissione autosomica recessiva, quindi con malattie come la fibrosi cistica, la beta talassemia, la SMA, a malattie legate al cromosoma X, quali la sindrome X-fragile, la distrofia muscolare DMB/DMD e a malattie autosomiche dominanti di origine femminile, la distrofia miotonica, la neurofibromatosi, il rene policistico e così via. Con questa tecnica infatti, come ho già accennato, non possono essere individuate eventuali malattie genetiche a trasmissione autosomica dominante di origine maschile.

 

Qual è il principio di questa tecnica?

L’applicazione della diagnosi preconcepimento in caso di anomalie relative al numero dei cromosomi, si basa sul presupposto teorico che circa il 50% degli ovociti di una donna, dopo i 35 anni di età, presenti questo tipo di alterazioni. Pertanto suo scopo sarebbe quello di selezionare gli ovociti con un numero corretto di cromosomi al fine di ottenere embrioni senza sindromi legate al numero di cromosomi.

 

Questa tecnica ha dei limiti?

Sì. Il primo è che l’analisi di questo tipo di anomalie cromosomiche, effettuata soltanto sul primo corpo polare, permette di individuare esclusivamente gli errori genetici collegati alla prima divisione meiotica (ossia al processo mediante il quale la cellula si duplica, ciascuna con la metà esatta dei cromosomi omologhi) e non quelli derivanti dalla seconda divisione meiotica (processo in cui avviene la distribuzione indipendente dei cromosomi paterni e materni e che produce un diverso assortimento dei cromosomi nelle quattro cellule figlie) o dalla fertilizzazione o della prima mitosi. Il secondo è rappresentato dal fatto che vengono identificate anomalie di origine femminile e quindi inapplicabili in caso di malattie genetiche autosomiche dominanti o di natura cromosomica di origine maschile. Il terzo è dovuto al fatto che su un certo numero di ovociti non è possibile effettuare la diagnosi di esclusione della malattia è presente il fenomeno della ricombinazione. Inoltre, questa metodica, ancora poco utilizzata su vasta scala, risulta essere assai costosa e complessa.

 

Che cos’è il fenomeno della ricombinazione?

Il fenomeno della ricombinazione consiste nello scambio di porzioni cromosomiche che avviene regolarmente tra cromosomi omologhi durante la prima divisione meiotica. Se la ricombinazione coinvolge la regione cromosomica contenente il gene causa della malattia, l’ovocita tratterrà una copia normale del gene ed una contenente la mutazione materna.

 

Quali i vantaggi invece della tecnica?

L’analisi è effettuata su materiale esterno all’embrione, quindi la biopsia non sul corpo polare non incide sullo suo sviluppo e vengono mantenute inalterate le relative percentuali di impianto. Questo significa che l’embrione non viene manipolato. Altro fatto importante è che l’utilizzo di questa metodica previene la formazione e la successiva eliminazione degli embrioni malati e consente di superare i problemi etici che hanno determinato il divieto della diagnosi pre-impianto, oltre che risultare utile per quelle coppie portatrici di malattie genetiche che non vogliono affrontare la scelta dolorosa di un’interruzione volontaria della gravidanza.

 

Francesca Morelli

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