EMERGENZA COVID-19 | COSÌ UOMINI E DONNE PERCEPISCONO LA DISTANZA SOCIALE




15 Mag 2020

Il distanziamento sociale, imposto dal coronavirus, viene vissuto in maniera profondamente diversa da uomini e donne. E non tanto perché intervengono abitudini, modelli culturali e sociologici stratificati nel tempo, ma perché il nostro cervello riconosce differenze di genere. Ne ha parlato su Corriere Salute il Professor Claudio Mencacci, psichiatra, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia, direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale Dipendenze dell’Azienda S.S.T. Fatebenefratelli – Sacco di Milano. 

Il distanziamento sociale, imposto dal coronavirus, viene vissuto in maniera profondamente diversa da uomini e donne. E non tanto perché intervengono abitudini, modelli culturali e sociologici stratificati nel tempo, ma perché il nostro cervello riconosce differenze di genere. 

Le donne hanno un’incredibile capacità di discernere tra le sfumature dei colorigli uomini una maggiore abilità nella visione da lontano, in profondità, e nel cogliere movimenti molto rapidi. L’evoluzione ha avuto tutto l’interesse nello sviluppare queste differenze perché ai maschi cacciatori serviva veder bene in lontananza e cogliere i movimenti delle prede, anzi era spesso proprio il loro stesso movimento a permettere di distinguerle da uno sfondo confuso. 

Alle donne raccoglitrici era utile un occhio acuto capace di distinguere un frutto sano da uno marcio, uno velenoso da un altro, assai simile, ma commestibile; in grado di vedere quello che minacciava l’igiene del rifugio familiare e di tenere sotto controllo ciò che accadeva nelle immediate vicinanze.  E cioè la tenuta e il contenimento del fuoco e il comportamento della prole, e di eventuali anziani, che andavano tenuti lontani dai pericoli almeno nella caverna o nella capanna. Queste diverse esigenze hanno influito sulla conformazione dei circuiti cerebrali. Le differenze, inizialmente casuali tra i generi, si sono darwinianamente consolidate. 

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