Endometriosi: sintomi, cura e infertilità




24 Lug 2013

In Italia si stima che siano circa 3 milioni le donne affette da endometriosi e che nel 30/40% dei casi questa condizione comporti infertilità. Ne parliamo con il prof. Paolo Vercellini, professore associato all’Università di Milano, coordinatore del Servizio di chirurgia ginecologica benigna della clinica Mangiagalli e Presidente della WES (World Endometriosis Society).
L’Associazione Italiana Endometriosi Onlus é la prima associazione di pazienti in Italia ad occuparsi di endometriosi nella prospettiva delle donne che ne sono affette e che dal 1999 si occupa di sostenere le donne, informare sulla malattia, sollecitare le Istituzioni e promuovere la ricerca scientifica attraverso le sue attività (per info: www.endoassoc.it).

 

Che cos’è l’endometriosi?

L’endometriosi è una condizione caratterizzata da presenza di endometrio, cioè la mucosa che riveste la cavità uterina, in sede pelvica. Gli organi più frequentemente colpiti sono le ovaie, la vagina, il retto, la vescica. Inoltre, impianti endometriosici sono frequentemente presenti sul peritoneo che riveste la pelvi, specialmente nella zona retro-uterina.

 

Quali sono i sintomi che ne indicano l’insorgenza?

I sintomi più frequentemente associati a presenza di endometriosi sono la dismenorrea (il dolore mestruale), la dispareunia profonda (il dolore al coito che insorge con la penetrazione profonda) e la dischezia (dolore alla defecazione). Le donne colpite da endometriosi possono inoltre essere affette da dolore pelvico cronico non associato alle mestruazioni e da infertilità.

 

Quali sono le cause?

L’endometrio raggiunge la pelvi durante la mestruazione perché le contrazioni uterine sospingono alcune cellule attraverso le tube. Questa è la causa più frequente, ma in alcuni casi è possibile che la malattia insorga in seguito a cambiamenti di alcune cellule contenute nel sottile strato di rivestimento (peritoneo) degli organi pelvici. In questo caso si parla di “metaplasia”. Questo fenomeno permette di spiegare alcune localizzazioni in sedi non raggiungibili dalle cellule endometriali refluite dalle tube.

 

Quali sono le cure per l’endometriosi?

Esistono trattamenti medici e chirurgici. Tra i trattamenti medici sono inclusi i progestinici, gli estroprogestinici (pillola contraccettiva), gli analoghi agonisti del GnRH, il danazolo ed il gestrinone. Il meccanismo d’azione comune è l’inibizione dell’ovulazione e la creazione di un clima ormonale stabile che impedisca il sanguinamento dell’endometrio impiantato in sede anomala. Inoltre, alcuni di questi trattamenti inducono una forte riduzione dei livelli di estrogeni. Poiché l’endometriosi è stimolata dagli estrogeni, in una situazione di ipo-estrogenismo la malattia regredisce temporaneamente. E’ consigliato l’uso continuativo della pillola contraccettiva, evitando cioè la pausa mensile che induce sanguinamento uterino. Le terapie mediche per l’endometriosi controllano il dolore, ma non guariscono la malattia né aumentano le probabilità di gravidanza.
In alternativa alle terapie mediche possono essere eseguiti interventi chirurgici conservativi (asportazione delle sole lesioni endometriosiche) o demolitivi (asportazione degli organi genitali colpiti dall’endometriosi fino all’isterectomia con annessiectomia bilaterale). Gli interventi sono generalmente effettuati tramite laparoscopia, cioè mediante inserimento di una sonda endoscopica attraverso l’ombelico e di due-tre sottili strumenti nella parte bassa della parete addominale. La chirurgia conservativa è moderatamente efficace nel trattamento dell’infertilità associata a endometriosi. L’effetto sul dolore è frequentemente parziale o temporaneo, con recidiva dei sintomi in quasi la metà dei casi a distanza di due anni dall’intervento.

 

Qual è l’impatto sulla fertilità della donna?

E’ difficile indicare con precisione l’impatto dell’endometriosi sulla fertilità. Infatti, giungono all’osservazione del ginecologo solo le donne che presentano endometriosi associata a infertilità, ma vi è una proporzione imprecisata di donne con endometriosi che ottengono una gravidanza e non riceveranno mai una diagnosi di endometriosi. In linea generale l’endometriosi si associa a subfertilità, cioè riduzione delle probabilità di concepimento. Una parte delle donne infertili con endometriosi otterrà un concepimento spontaneo eventualmente dopo un periodo di ricerca più lungo rispetto alla popolazione non affetta. L’età gioca un ruolo importante nel determinare la possibilità di concepire. E’ quindi opportuno non ritardare eccessivamente la ricerca di una gravidanza. In caso di mancato concepimento dopo tentativi spontanei, si può ricorrere alla chirurgia o alle tecniche di fertilizzazione assistita. Purtroppo, non più del 30-40% delle donne infertili affette da endometriosi alla fine otterrà una gravidanza.

 

Qual è l’incidenza di questa malattia sulla popolazione femminile e in quale fascia di età colpisce maggiormente?

Le stime di incidenza riportate sono variabili e fortemente influenzate dalla fonte dei dati disponibili, cioè le pazienti ricoverate che sono state sottoposte ad un intervento chirurgico che permette la visualizzazione dell’addome. Ovviamente, le stime derivate da questo tipo di popolazione possono essere alte, ma in realtà non riflettere la reale prevalenza nella popolazione generale. E’ ipotizzabile che circa il 3-5% delle donne in periodo fertile siano affette dalla vera malattia endometriosica, mentre in una percentuale molto più elevata, è presente una condizione para-fisiologica temporanea, che va incontro a guarigione spontanea, caratterizzata da impianto di piccoli frammenti di endometrio. La fascia di età più colpita dalla malattia è dai 25 ai 35 anni, ma vi sono casi frequenti di endometriosi in età più precoce o più avanzata. Generalmente l’endometriosi non compare prima della pubertà e regredisce spontaneamente con la menopausa.

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