Il mal di vivere: e la vita sfiorisce




14 Giu 2011

Perdere interesse nella vita, sentire crescere dentro di sé pensieri cupi, sentimenti e istinti negativi. Cadere dalla tristezza alla depressione è possibile? Ne abbiamo parlato con Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli di Milano

 

1. Professor Mencacci, la depressione può essere scambiata o confusa con la tristezza?

No, depressione e tristezza sono due stati completamente diversi. La prima, la malattia depressiva, è a tutti gli effetti una patologia che ha una sua diagnosi, una sua prognosi e che richiede una terapia specialistica. La tristezza, di contro, è una reazione fisiologica a un evento stressante sia a livello emotivo che psichico spesso correlato a un episodio negativo sul lavoro, in famiglia o alla scuola per i più giovani. La tristezza dunque si identifica con un senso di scoramento che ha durata limitata nel tempo, che può variare da qualche ora a un paio di giorni. Pertanto può essere definita come un disturbo dell’adattamento momentaneo che porta il soggetto ad assumere un umore, a volte con toni anche cupi a seconda della gravità della situazione e della condizione fisica di chi la vive, ma che tutti, prima o poi, sperimentano nella vita.

 

2. Quali sono i campanelli di allarme che devono indurre a pensare che si sta attraversando o entrando in un periodo depressivo?

Innanzitutto la perdita di interesse per cose o situazioni che si sono sempre fatte con piacere, l’insorgenza di pensieri bui e pessimistici, la mancanza di progettualità per il futuro, la perdita di appetito, stati di insonnia specie mattutina e che causa risvegli molto precoci, un generale rallentamento motorio, l’incapacità a concentrasi e a focalizzare il pensiero sulle azioni che si stanno compiendo. A queste condizioni, si aggiungono di norma anche disturbi fisici, quali cefalea, problemi intestinali, mal di schiena e calo o mancato interesse per il sesso.

3. Quanto deve durare le depressione per essere conclamata tale?

Dovrebbe essere presente da almeno due settimane con sintomi gravi che perdurano per tutto il giorno e senza correlazione a eventi o stati emotivi che possono essere fonte di stress. Spesso si tratta di episodi depressivi maggiori che possono essere anche isolati e che in genere si ripetono più volte nel corso della vita. Tra le forme depressive, vanno anche annoverati i casi in cui si alternano stati di depressione a momenti di euforia, la cui manifestazione più tipica è la cosiddetta ‘depressione bipolare’.

4. Quante sono oggi le persone in Italia che soffrono di depressione?

All’incirca il 20% della popolazione se si sommano tutte le forme di disturbi depressivi dagli stati più lievi a quelli gravi, mentre siamo attorno al 5-10% se consideriamo soltanto la vera e propria malattia depressiva. I dati sono comunque importanti: oggi sono più o meno 6 milioni le persone in terapia e 9 milioni i malati di depressione senza saperlo. Si stima comunque una crescita di questa patologia tanto che nel 2020 la depressione potrebbe profilarsi come la seconda causa di disabilità delle popolazione preceduta solo dalle malattie cardiovascolari.

5. Chi sono i soggetti maggiormente a rischio?

Certamente le donne, con un rapporto di tre a uno rispetto all’uomo, anche se la presenza di malattia tra la popolazione maschile potrebbe essere oggi sottostimata. Infatti comportamenti violenti e aggressivi, l’abuso di alcool o altre sostanze potrebbero essere l’espressione dell’eventuale presenza di un disturbo depressivo.

6. Spesso la depressione nella donna è correlata al periodo post-natale. Quanto è frequente questa forma depressiva?

La depressione post-partum colpisce all’incirca una donna su dieci, soprattutto nel primo trimestre dopo la nascita del bambino, con un rischio maggiore per le donne che hanno già sofferto di episodi depressivi in gravidanza o che non sono supportate da relazioni affettive importanti (un partner o la famiglia) durante la maternità. Se la depressione, in questa fase, non viene riconosciuta e curata si possono avere anche conseguenze importanti sul processo di attaccamento tra mamma e bambino con difficoltà di tipo emotivo, comportamentale e di apprendimento.

7. Qual è il momento più critico della giornata per chi soffre di depressione?

Certamente il mattino poiché è il momento più ‘responsabilizzante’, quello in cui si devono affrontare le prime scelte e decidere come impostare la giornata. Sono ostacoli enormi per il depresso che spesso scatenano sensi di impossibilità e inadeguatezza.

8. Qual è l’approccio terapeutico migliore per la depressione?

Oggi ci sono diverse opzioni e approcci terapeutici, infatti non tutte le forme depressive necessitano un trattamento con soli farmaci antidepressivi. Infatti quelle più lievi, quali i disturbi dell’adattamento con umore depresso, possono essere affrontate con successo ricorrendo alla psicoterapia che può essere portata avanti secondo diversi approcci: da quello cognitivo-comportamentale allo psicodinamico per una durata variabile da alcuni mesi a qualche anno. Nei casi di malattia depressiva invece si deve ricorrere ai farmaci il cui dosaggio va modulato a seconda delle gravità della malattia, combinandoli eventualmente a psicoterapia.

9. Altre opzioni terapeutiche?

Nei casi in cui il paziente non risponde alle terapie farmacologiche, è possibile ricorrere all’utilizzo di onde elettromagnetiche. Si tratta comunque di una terapia ancora in fase sperimentale ma i primi risultati sono incoraggianti. Attraverso un apparecchio, chiamato Transcranial magnetic stimulation, si vanno a stimolare alcune aree della corteccia dell’emisfero destro del cervello coinvolte dalla malattia. A fianco ad essa, con lo stesso principio opera, attraverso una sorta di pacemaker applicato a contatto delle aree interessate in genere al di sotto della corteccia, la Deep brain stimulation. Un ultimo dspositivo oggi disponibile è Vagal nerve stimulation che viene impiantato sul nervo vago all’altezza del collo, il quale va ad influire in maniera indiretta sulle aree del cervello irradiate.

10. La depressione può colpire anche i bambini o i ragazzi?

Per parecchio tempo si è pensato che la depressione non potesse riguardare infanzia e adolescenza. In realtà essa interessa il 2,5% dei ragazzi fra i 13 e i 15 anni e l’1% fra quelli sotto i 12 anni. L’aspetto più critico nei bambini è adolescenti è rappresentato dal fatto che i sintomi classici con cui si manifesta la depressione nei giovani, vale a dire la difficoltà a mantenere la concentrazione, svogliatezza, reazioni violente, vengono spesso confusi con disturbi di attenzione o iperattività.

11. Qual è la cura nei giovani?

Il trattamento nei giovani richiede principalmente delle sedute di psicoterapia, ottima la terapia cognitivo-comportamentale, eseguita da uno psicologo dell’età evolutiva ed eventualmente un supporto farmacologico ma da attuarsi con estrema cautela.

Francesca Morelli

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